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martedì, 28 febbraio 2006

..:: ::..

Antichi Carnevali a Genova

  Sembra incredibile oggi, ma vi furono tempi in cui il Carnevale di Genova superava di gran lunga in fasti, fracasso, follie e baccanali quello di Venezia.
La musica e la danza ne erano il filo conduttore; narrano già le cronache del XIII secolo che il Carnevale iniziava di notte al suono dei pifferi che ritmavano la “rionda”, una danza antichissima d’origine pagana che si svolgeva girando attorno a falò accesi per le strade della città. E ogni sera vi erano i balli popolari delle “lanternette”, piroettati alla luce di piccole lanterne appese a rischiarare i vicoli. Alle gighe e ai perigordin danzati all’aperto si univa immancabilemente il “ballo del bastone”, che nessuno si è mai sognato di descrivere dettagliatamente ma che doveva essere decisamente osceno se più volte le autorità tentarono di proibirlo poiché, come dice una nota degli Inquisitori, veniva ballato esclusivamente da homini immorali e bagasce.
In realtà nei giorni di Carnevale veniva bandita ogni differenza di ceto e di morale; nobili e borghesi erano addobbati nei “dòmini”, ampi mantelli lunghi sino ai piedi dotati di un grande cappuccio dal quale spuntavano visi totalmente coperti da maschere (e a Genova ne fabbricavano di meravigliose). Invano nel 1442 le Autorità emanarono grida contro “l’usanza dei mimi, che vagano qua e là colla faccia velata, commettendo molti delitti”, omicidi e stupri compresi.
Carnevale senza maschere non era Carnevale e dal ‘500, con l’introduzione dei “carrossèzzi” (cortei carnevaleschi sontuosissimi, l’ultimo degno di nota si svolse nel 1872), ne nacquero di nuove e popolari; il “Marcheize” (marchese) e il “Paisan” (contadino), impegnatissimi sui loro carri a cantare improvvisati “strapùntin”, strofette in cui si sfottevano ferocemente a vicenda; il “Mégu” (medico), vestito di nero, con un siringone lavativo sotto il braccio e un delirante linguaggio mescolante latino, francese, italiano e genovese. La “Balia”, prestante giovanotto tettuto e naticuto a suon di stracci che stringeva al seno un furibondo gatto stretto nelle fasce e con tanto di cuffietta; la “Nena”, pastorella impegnata in duetti cantati col Paisan: a lui che  domandava “dime un po’ comme son faete/ quelle cose ch’ei in sen” (dimmi come son fatte quelle cose che hai nel seno) lei rispondeva romantica “Quelle cose ch’emmo in sen/e son faete a pugnattin,/ dime un po’, voi bello zoeno,/comme l’ei o..berettin” (Quelle cose che abbiamo in seno sono fatte a pentolino; ditemi un po' voi, bel giovane, come avete il...berrettino). Il tutto tra i lazzi del pubblico e lanci interscambiati di castagne secche, dolcini, coriandoli non solo cartacei ma anche di durissimo gesso e uova, alcune riempite d’essenze profumate -tirate verso il pubblico dai carri allegorici del nobili mascherati solitamente da pastorelli arcadici o sultani e odalische-  altre semplicemente marce, lanciate dai ragazzini del pubblico verso i Nobil Signori.
Agli inizi del 1800 divenne abitudine per i genovesi trascorrere tutte le sere di Carnevale al “Festone dei Giustiniani”, nell’omonimo palazzo. I “mascheri” nascondevano dame e sartine, politicanti, impiegatini, professionisti, commercianti, intellettuali; si entrava o con l’abbonamento (L.8) o col biglietto di una serata (cent. 80). E si ballavano “delizosa walse, polke, rapide alessandrine” fino a notte fonda, si amoreggiava, si gustavan sorbetti, si partecipava a lotterie e l’ultimo giorno si mangiavan quintali di ravioli. I Festoni  terminarono nel 1850, quando Palazzo Giustiani fu venduto e tramutato in un nugolo d’appartamenti, ma continuarono altrove, come nei mega Veglioni organizzati nel ridotto del teatro Carlo Felice.  
Infine, dal 1900 al 1960 il Carnevale genovese conobbe altri carri, gli indimenticabili “carrettini”  dei Goliardi che davano vita, a conclusione delle “feriae matricularum”, al Gran Premio Indianapolis. Gli studenti trascorrevano mesi a fabbricare a casa i traballanti bolidi, sopra i quali si lanciavano a velocità folle giù dal Righi, imboccavan via Cabella, Manin, via Assarotti  e infine – se eran fortunati e ancora interi - arrivavano al traguardo in Piazza Corvetto, davanti al palco delle autorità (Sindaco, Rettore, Princeps Genuensis Goliardiae e suoi Dignitari vari). I veicoli avrebbero dovuto ricordare le future professioni (es: a forma di barelle per gli studenti di medicina vestiti da squinternati chirurghi), ma spesso la fantasia aveva il sopravvento così si potevan vedere sottospecie di navi vichinghe a rotelle pilotate da baldi giovani dall’elmo cornuto, o carri da pionieri guidati da improbabili indiani e cowboy. Una curiosità; il Gran Premio goliardo non ebbe mai una prima edizione, né una seconda, né una ventesima: eran tutte, ma proprio tutte, la Sessantanovesima.

(C)Mitì Vigliero  


lo scrive PlacidaSignora alle 11:09 / permalink / / commenti (1)

sabato, 25 febbraio 2006

..:: ::..

Dopo Chiara , Andrea e Giovanni ...
E' NATO STEFANO !!!
Auguri dai nonni Lorenzo (io) e Alba !!!!
Calma un attimo : Chiara, Andrea e Giovanni sono della nostra  figlia più grande ...
Stefano è il loro cuginetto, nato dalla nostra seconda figlia ... ;-))


lo scrive lorenzot alle 02:37 / permalink / / commenti (4)

giovedì, 23 febbraio 2006

..:: Invito a Topodrammi ::..

Per riunire tutti i vostri Topodrammi, ho creato
www.topodrammi.splinder.com

Chi vuole partecipare, basta che mi chieda le chiavi di casa ;-)
Unica raccomandazione: mettete per favore un titolo e i link ai paesi che citate, cercando su google immagini o piantine o siti illustrati, che saranno fondamentali al momento delle performance.


lo scrive PlacidaSignora alle 14:05 / permalink / / commenti

mercoledì, 22 febbraio 2006

..:: Fiera Primavera e... posteggi? ::..

Quanto tempo che non scrivevo su GBC, mi devo far assolutamente perdonare. Purtroppo il tempo è tiranno e spesso non si riesce a far quel che si vorrebbe.
Sono qui per segnalarvi che la Fiera Primavera merita anche quest'anno e che la spianata bolognese che vendono nel padiglione dei ristoranti è buonissima (fame!!!)
Ciò di cui mi premeva parlare era un'altra cosa, ho sentito sulla nuova radio del secolo (radio 19) che hanno fatto nuovi posteggi alla foce che costano 2 euro all'ora. E' vero? Non è un po' eccessivo? Come mai sono così cari, non essendo neanche in pieno centro? E'  un incentivo a prendere gli autobus vero?
Ai posteri l'ardua sentenza.


lo scrive TensaiAngel alle 10:54 / permalink / eventi, mugugni / commenti (6)

sabato, 18 febbraio 2006

..:: Il BLOG ci mette in vetrina....grazzzieadddio!!! ::..

Peccato che mi sono persa la EditaBlog a Genova..... avrei avuto una bella storia da raccontare.... nata con l'amore di 2 ragazze genovesi per le isole di Capo Verde.... e finita a Foggia grazie ad un BLOG!!!

E' da quasi un anno che periodicamente organizziamo spedizioni di materiale scolastico ad alcune scuole elementari dell'isola di Santiago della Rep. di Cabo Verde, e proprio grazie ad un intervento inserito nel nostro BLOG http://spaces.msn.com/fantinnedezena/ una settimana fa sono stata contattata da un'associazione ONLUS di Foggia che organizza ogni anno una festa nazionale per le scuole italiane e non. Ci hanno chiesto di partecipare a questo evento per spiegare la nostra iniziativa e far conoscere la cultura capoveridana coinvolgendo i bambini italiani in una sorta di "gemellaggio" con i bambini di Cabo Verde.
Grazie a nuovi contatti trovati via internet in (una sorta di passa-parola-via-e-mail) porteremo fotografie, ricordi di viaggio, e materiale didattico su cui i bambini italiani potranno lavorare, studiare, imparare, interagire. Abbiamo pensato a immagini, giochi, musica, sapori....

Dateci qualche consiglio!!!!  >>>  kla_ge@hotmail.it

ciao/ Kla


lo scrive kla76 alle 20:50 / permalink / viaggi, genova, capoverde / commenti (2)

..:: Generazione rin#&#%#nita ::..

No, davvero. Io vorrei che qualcuno mi spiegasse a cuore aperto cosa c'è di divertente nello stare 5 ore impiedi nello stesso posto, accalcati nella folla, ubriachi e storditi, davanti a quella schifazza di baretto che è il Roger.

PER FAVORE QUALCUNO M'ILLUMINI!!!!


lo scrive Six alle 11:15 / permalink / / commenti (6)

mercoledì, 15 febbraio 2006

..:: Che cambia? ::..

Dovete sapere che mi incuriosisce "spulciare" fra le varie statistiche dei blog; nel mio stesso blog (ed in quelli che curo), infatti, dispongo di ben due contatori, uno dei quali mostra le visite ricevute durante l'anno solare in corso e l'altro le visite complessive e gli utenti in linea. Mi sono accorto, da qualche tempo in qua, che le visite al mio blog sono pian piano scemate, e lo stesso mi pare di leggere consultando le statistiche di GBC fornite da ShinyStat. Come io non raggiungo più i picchi di 200-250 visite quotidiane, così mi pare che nella stessa situazione versi GBC.
Ora, so chiaramente che trattandosi di siti privi di alcun carattere lucrativo o commerciale la quantità di accessi non è poi tanto importante, ma vi propongo questo quesito: come mai tale diminuzione delle visite? Lieve calo d'interesse dopo il boom del fenomeno blog o diluizione seguìta all'incremento quantitativo dei blog medesimi?
Come disse un comico, parafrasando il Manzoni: "Ai postumi l'ardua sentenza!"
'Notte !

-Marco-


lo scrive MarcoGE alle 02:24 / permalink / segnalazioni, pensieri, deliri, curiosità / commenti (12)

sabato, 11 febbraio 2006

..:: ::..

Visto che siamo tutti d'accordo su uno degli ingredienti magici che han contribuito al successo delle 4 giornate genovesi, penso sia cosa buona e giusta dedicargli un post ;-)

Elogio della Focaccia

Tutta pinn-a d'ombrisalli
ùmia d'euiu de Dian,
pe-i scignuri e pe-i camalli...
(Costanzo Carbone)
 
Per i genovesi la focaccia classica, quella all'olio, è un mito, un simbolo della città come la Lanterna; in Argentina esistono numerose panetterie con su scritto, come insegna, "Fugassa": gli argentini hanno così assimilato il termine genovese da dichiararlo tipico del loro idioma, tanto che compare persino sui loro vocabolari. In realtà sia la parola che il "prodotto" furono introdotti dagli immigrati genovesi di centocinquant'anni fa, e i loro eredi continuano a fare una focaccia buonissima.
La focaccia è sempre stata la prima colazione di chi si svegliava all'alba; lo è tuttora per molti, anche per chi si sveglia più tardi: e assaporare lei, condita di olio e sale, pucciata nel caffelatte è una sensazione speciale.
Segue l'uomo dalla prima infanzia: a Genova le mamme danno ai bambini piccolissimi un pezzetto di focaccia da mangiare, anche se sono completamente privi di denti; fa bene alle gengive e stimola la detizione meglio del ciuccio.
Un etto di focaccia è la colazione che gli studenti, da generazioni, fanno prima di entrare a scuola; un etto di focaccia è lo spuntino degli scolari nell'intervallo delle lezioni; un etto di focaccia è l'aperitivo che i ragazzi consumano nel tragitto scuola-casa. Poi a casa, a pranzo, non mangiano perché sono inappetenti e le mamme si preoccupano.
E infine un etto di focaccia appena sfornata è la merenda delle ore cinque, come il tè degli inglesi.
Ci fu un tempo, intorno al 1500, in cui veniva consumata persino in chiesa durante i matrimoni, al momento della benedizione degli sposi; un modo goloso per esprimere la gioia di una nuova unione che si sperava feconda (e la focaccia è pane). Però l'amore per questo cibo nei riti religiosi prese un po' la mano ai cittadini, tanto che ne facevano scorpacciate in chiesa persino durante i funerali, e al funebre odore dell'incenso e dei ceri si mescolava quello allegro e oserei dire sensuale della focaccia, alle meste preghiere il ruminare soddisfatto dei fedeli. Il vescovado minacciò scomuniche a chi avesse continuato a mangiar focaccia in chiesa e l'usanza terminò, ma scommetto a malincuore.
Il profumo della focaccia può far commuovere sino alle lacrime un ligure che viva lontano da casa; non è il solito profumo di pane, è il profumo di focaccia, tutto diverso, unico.
La focaccia può ispirare pensieri sublimi e poetici anche a chi ha l'anima di coccio. E non credo esista persona al mondo che non ami la focaccia; basta assaggiarla una volta, per innamorarsene.
Vittorio g. Rossi, il grande giornalista scrittore nato a Santa Margherita, così scriveva:
"Essa è la nostra focaccia ligure, niente a che fare con le pizze cosparse di condimenti; essa è una delle cose più semplici che ci sono, semplice come l'acqua di sorgente; è pasta di farina, sale e olio; è cotta nel forno su una lamiera di ferro triangolare; ha lo spessore di un dito mignolo, anche di meno; con le punte delle quattro dita di una mano e le quattro dell'altra, il fornaio la ricopre di buchi; in essi si raccoglie l'olio d'oliva come le lacrime di un pianto, ma è un pianto di gioia.
La focaccia bisogna mangiarla appena esce dal forno; allora brucia le mani, ha tutto il suo olio vivo e sano e caldo, e bisogna mangiarla camminando lentamente, come se si pensasse alla fondazione del mondo; e non si deve pensare a niente, solo alla focaccia che si sta mangiando.
E se si è in vista del mare, è meglio ancora: la focaccia allora si condisce anche di mare."

©

 

La ricetta
500 gr di pasta di pane già lievitata; sale grosso; olio extravergine d'oliva.
La teglia classica in cui si cuoce la focaccia si chiama "lama", contenitore rettangolare grande grande, coi bordi molto bassi; in casa si può usare una semplice teglia da pizza. E sarebbe perfetto il forno a legna, ma non si può pretendere troppo dalla vita...
Allora: disporre uniformemente e in modo sottile la pasta sulla teglia unta, spargendo qua e là dei granellin di sale grosso; versare l'olio e con la punta delle dita schiacciare la pasta producendo le classiche fossette ("ombrisalli", ombelichi). Infornare a 240° per 25 minuti. Togliere la teglia dal forno, spennellare la focaccia con un poco d'olio e servire calda.
 


lo scrive PlacidaSignora alle 15:59 / permalink / / commenti (11)

giovedì, 02 febbraio 2006

..:: Inedita Blog ::..

Da domani pomeriggio fino a Domenica sarò a Inedita Blog, cercando di perdermi il meno possibile. L'evento ospiterà anche un mio intervento alle 16.50 di Domenica pomeriggio su 'Kevin Bacon e la rete dei blog' in cui cercherò di non dire troppe castronerie ricercando inidizi sull'autoreferenzialità dei blog.
Inedita


lo scrive zuck alle 23:20 / permalink / / commenti (5)

mercoledì, 01 febbraio 2006

..:: InEdita ::..

Alùa...

Questo è il programma definitivo dei 4 giorni del convegno blog a InEdita.

Dal 2 al 5 febbraio alla Fiera del Mare, padiglione C.

L'ingresso è libero.

A presto!


lo scrive PlacidaSignora alle 15:42 / permalink / segnalazioni, eventi, raduni, convegno / commenti (1)




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